Delle meste considerazioni

Quest’anno non solo non si sente spirito natalizio nell’aria.
Peggio.
Si sentono tensione e livore. Un’insofferenza motivata da ragioni ingiustificabili.
Siamo vessati da una pressione fiscale che manco nella fossa delle Marianne, scandalizzati da standard morali al ribasso, assediati da clandestini travestiti da profughi, turlupinati da mezza Europa, alluvionati da bombe d’acqua imprevedibili -ed io me ne intendo di alluvioni: nel ’94, qui, di morti ne abbiamo seppelliti una ventina. Nessun telegiornale o testata giornalistica o vip si sperticò per promuovere raccolte fondi, però. Evabé-.
Pare una gara a chi sta peggio, anzi, è una gara a chi sta peggio. Peccato non si vinca nulla se non lo spostamento in là del limite di sopportazione individuale.
Questo Natale ho deciso che di addobbi non se ne preparano e di regali non se ne fanno. Mi servono talmente tante cose che non riesco a sceglierne solo una o due e, dato il mio notorio radicalismo, ho chiuso la lista e l’ho accantonata. Punto.

7 commenti

  1. Caterina
  2. Ethel

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