Delle piccole cose

Stanno tagliando l’erba del giardino ed il ciliegio selvatico sta fiorendo.
Le gazze ladre hanno costruito un nido enorme in cima al pino e la femmina sta covando le uova.
Avevo voglia di sentire una voce amica stamattina e non ho chiamato te.
Mi sono resa conto che non avresti potuto dirmi niente che m’aiutasse, nulla che mi facesse sentire compresa, rassicurata, appropriata. E nulla di ciò che ti avrei detto io avrebbe mutato il tuo umore né la tua visione incondivisibile della vita che ripeti come una litanìa, ultimamente.
Mentre guardavo il profilo delle montagne, lontane ma nitide e bianche, una voce mi prendeva un po’ in giro a causa della pletora di stronzi in cui mi sono sempre imbattuta.
Poi mi diceva che c’è tempo per tutto, che siamo fallibili, che non è colpa mia se ho composto un numero telefonico diverso, questa volta.
Stanotte ho fatto un sogno. C’era un prato verde a perdita d’occhio e alcuni insetti svolazzavano sopra i fiori. Io avevo accanto a me un uomo, spalle larghe e odore buono. Rideva forte e mi abbracciava ed io ero tranquilla e pensavo che le risate alleggeriscono il cuore e che la vita farà anche schifo la maggior parte delle volte ma le altre può essere così lieve e bella e profumata come la pelle di chi ti ama.
Avevo voglia di sentire una voce e raccontarlo, questa mattina, e non ho chiamato te.
Mentre parlavo sono stata presa da una specie di tenerezza precaria, destinata subito a scomparire e trasformarsi nel ricordo della tenerezza.
Respiravo l’odore dell’erba e raccontavo il mio sogno e il bi-sogno di trattenere quella tenerezza e quella leggerezza.
C’era anche il bisogno di liberarmi dal senso di colpa per la voce che mi rispondeva e che non era la tua, ma ho socchiuso gli occhi e mi sono promessa di non pensarci, almeno per un po’.

2 commenti

  1. Bulut
  2. Ethel

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