Tre mesi e mezzo

Qualcun’altra dorme nella casa del lago e si risveglia placida fissando il putto di bronzo ancorato al muro.
Non so se dia da mangiare ai germani ed ai cigni ed innaffi le piante. Non so se sia la prima a preparare la colazione di mattina. La vita va avanti, il palcoscenico è il medesimo, la mia bocca si storce in una smorfia di reale disgusto.
Piango meno , o meglio, non piango più di quei pianti disperati di cui sono solo capaci i bambini più insopportabili.
Dopo mesi di dosi massicce di psicofarmaci il mio pianto è come la preghiera serale, silenzioso, puntuale, definitivo. Perché adesso si sta facendo avanti la rassegnazione. Dio, quanto ho tentato di tenerla lontana, aspettavo un cenno, un messaggio, un ripensamento, niente. Dopo tre mesi e mezzo adesso non lotto più con la speranza. Di niente.
Così sto, così starò, e se starò peggio di così vedremo il da farsi.
Tra qualche giorno, a Barcellona, nasce il primo nipote dell’Avvocato; avrei tanto voluto vedere se anche in quegli occhi ci fosse la luce perfetta della cattiveria. Forse adesso la riconoscerei. Chissà.

13 commenti

  1. Esse
  2. Ethel
  3. poetasiriano
  4. Ambra
  5. Ethel
  6. Ethel

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