Degli inviti

Ho bisogno di tutto, anche di ciò di cui non ho bisogno.
Ho bisogno di tutti, anche di coloro che i loro bisogni li hanno appaltati a me.
Da dove venga ancora tutto questo spazio vuoto da riempire a casaccio pur di sentirmi piena, non lo so.
Come sono permeabili le frontiere umane quando la carestia si fa più pungente… Sguardi lanciati come pastura, una telefonata in cui si calibra il tono, la speranza di accendere un camino in compagnia.
Perfino io, che difendo i sacri limiti delle mie acque territoriali con forza, sempre, devo riconsiderare quel sempre e dichiararmi disposta all’invasione.
L’inverno è lungo ed io sarei disposta a cimentarmi in pigolii seducenti e gorgoglii allusivi, se servisse.
Pur non essendo mai stata una gran seduttrice rischierei volentieri il ridicolo, adesso.
Per solitudine. Per la voglia di gridare. Di tornare da qualcuno. Di sciogliermi i capelli e saziarmi di un silenzio complice.
Il mondo vuole vedere sorrisi perché il sorriso è la speranza dipinta sul volto.
E’ d’obbligo far credere di non cedere allo sconforto, anche se il gioco della verità è difficile e l’esito della recita è incerto.
Io ci provo. Espressione distesa, fronte liscia, dentatura smagliante: la fisiognomica dell’accoglienza.
Entrate nella mia stanza vuota, riempitela, e prometto che fino all’Epifania non mosterò i canini.

7 commenti

  1. mauro
  2. Inversa
  3. antonypoe
  4. antonypoe

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