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	<title>Nessuna Certezza</title>
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		<title>Del (sano) egoismo</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 11:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando la persona che ti ama ti consiglia di essere più egoista è perché ti ama davvero. Perché pensa al tuo bene, perché ti vuole anche bene. Ed io conosco la differenza tra amare senza voler bene e amare volendone molto. Qualcuno capirà, qualcuno no. Amen. Mi sono sentita dire sii più egoista respirando il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la persona che ti ama ti consiglia di essere più egoista è perché ti ama davvero.<br />
Perché pensa al tuo bene, perché ti vuole <em>anche</em> bene. Ed io conosco la differenza tra amare senza voler bene e amare volendone molto. Qualcuno capirà, qualcuno no. Amen.<br />
Mi sono sentita dire <em>sii più egoista</em> respirando il suo respiro ed ho provato una sensazione che esitava a definirsi. Dapprima dolore, insopportabile, come se ogni cellula fosse stata rivoltata e stracciata; gli occhi immobili in lotta con le lacrime -non un battito o cadranno-.<br />
Poi rifiuto, netto. Poi fatale e amara rassegnazione. Infine, dopo minuti, tanti, comprensione.<br />
Amare come amo io è quanto di più difficoltoso da sopportare esista, talvolta.<br />
Non credo mi consiglierei come compagna, amante, moglie.<br />
Appartengo a quella categoria di donne che non si bastano quando stanno sole. Che sono capacissime di starci perché l’intelligenza e la dignità le aiutano, ma che non sono nel loro status ideale nella disgraziata compagnia di loro stesse. Lo scrivo con cognizione di causa perché io, sola, sono rimasta otto anni e sono arrivata al punto di saper gestire la condizione di single molto meglio di quanto non stia ricominciando a vivermi come <em>parte di una coppia</em>.<br />
Eppure, agisco in preda ad un impulso disorientato ma più fedele a se stesso, adesso, di quanto non sia mai stato quel dignitoso distacco dal mondo che mi ero imposta.<br />
Per certi versi mi piace non sapermi individualista. Per altri, è vero, avrei dovuto pensare più a me stessa.<br />
Lo dice mia madre, da sempre, guardandomi con quegli occhi appannati e dolci.<br />
Lo dici Tu, rivedendo in me fotogrammi della tua vita famigliare ed affettiva passata.<br />
Lo dice Effe, che mi è stata amica in quest’ultimo decennio con fedele apprensione.<br />
Avete tutti ragione.<br />
Perseguire la felicità o la realizzazione personale è più semplice quando punti solo su di te: tu giochi la partita, tu vinci o perdi. Qualche volta c’è di mezzo un po’ di sfiga ma sei tu il cardine su cui tutto ruota. Assai più difficile è raggiungere la felicità quando credi nella condivisione, quando un piacere viene dimezzato se lo spartisci solo con te stessa e non sai a chi dare quello che sei se non a te stessa.<br />
Ho scelto, o mi ha scelto, la strada più difficile.<br />
Ho riposto la radiosveglia e le lenzuola nuove in un borsone. Ho aggiunto la lampada ad acqua che cambia colore attraverso led luminosi, un gufo di fieno con il becco di legno, una tovaglia quadrata con le impronte dei cani stampate. Una parte di me che rimarrà lì, conquistandosi il suo piccolo spazio. Il mio filo di Arianna.<br />
Sono abbastanza egoista??</p>
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		<title>Dei lenti avvicinamenti</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 08:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono, e grazie a chi si domanda come stia. Roba che manco nel quotidiano, da facce che dovrebbero essere familiari ed occhi che dovrebbero saper realmente scrutare, intenti a capire. Ci sono, la serenità resta una questione di distanze: la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono, e grazie a chi si domanda come stia. Roba che manco nel quotidiano, da facce che dovrebbero essere familiari ed occhi che dovrebbero saper realmente scrutare, intenti a capire.<br />
Ci sono, la serenità resta una questione di distanze: la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice. Però la inseguo, fiutandola nell’aria, convinta come sono di meritarla nella mia totale ingenuità –o solo per una questione di pura fatalità-<br />
Non voglio più restare immobile.<br />
Non considero più la passività la strategia meno pericolosa.<br />
Se felicità deve essere, che felicità sia, e che resti, raggiante, o bruci in fretta, illusoria. Che trasmuti in serenità o vita quieta e profumi che diventino casa e scale che seghino le gambe e abbaini sul mare.<br />
La chiave della felicità più profonda risiede nel cambiamento della concezione che ciascuno ha di dove debba essere cercata. La cercavo nel probabile. Nel simile. Nel certo. E adesso tutto quello che cercavo è stato estromesso dalle parentesi in cui mi ritrovo e muovo.<br />
Stanotte, durante il perigeo lunare, ho un paio di desideri da esprimere. Desideri obbedienti solo a se stessi, per una volta. Al resto del mondo ho riservato tanto, per troppo; adesso mi approprio del privilegio di desiderare per me.</p>
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		<title>Degli insegnamenti</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 16:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho imparato che l’amore non basta. Me lo sono sentito ripetere fino al punto d&#8217;esserne quasi persuasa. Ho sempre creduto il contrario: che l&#8217;amore va oltre, scegliendo se stesso, prima di tutto. Amore come energia, risorsa, gioia. E invece, l&#8217;amore pare non basti. Ho imparato che si può amare una persona tantissimo e nel modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho imparato che <em>l’amore non basta</em>.<br />
Me lo sono sentito ripetere fino al punto d&#8217;esserne quasi persuasa. Ho sempre creduto il contrario: che l&#8217;amore va oltre, scegliendo se stesso, prima di tutto. Amore come energia, risorsa, gioia. E invece, l&#8217;amore pare non basti.<br />
Ho imparato che si può amare una persona tantissimo e nel modo giusto, ma può capitare che il modo sia sbagliato e, quando non sbagliato, inadeguato.<br />
Ho imparato che non esiste affinità elettiva che vinca le coincidenze puntuali del destino che gioca contro.<br />
Che si può perdere qualcosa a cui tieni immensamente senza battere ciglio perché sei più abituato a perdere che a vincere.<br />
Ho imparato a scrivere lunghe mail senza ricevere risposta perché volevo che fossero un regalo, a sentirmi dire cose bellissime e bruttissime nella stessa frase.<br />
Ho imparato che è inutile non stare con una persona se quella persona è radicata in te come mai nessuna radice osò.<br />
Ho visto la paura e scoperto che non si impara mai come gestirla; che ti soffoca, come ogni volta in cui la paura è grande, e ti inibisce, nei gesti, nelle richieste, nei bisogni.<br />
Ho imparato a bestemmiare.<br />
Ho imparato a non mettere più croci sui giorni che si susseguono sul calendario.<br />
Ho imparato che le persone riconoscono il bene ma non sempre hanno il coraggio di sceglierlo; che piangere non mi umilia,  che lottare non mi fa sentire ridicola, che non dormire la notte non mi rende patetica.<br />
Ho imparato che stringere una felpa e fingere che le maniche siano le sue braccia mi basta solo finchè resta il suo odore intrappolato tra le fibre di cotone. Poi, bisogno.<br />
Ho imparato che aspettare per anni che accada qualcosa non garantisce che quella cosa resti e ti scaldi e ti protegga per il solo fatto che te la sei meritata supportando, ascoltando, comprendendo, aspettando. Amando.<br />
Ho imparato ad ascoltare la risposta <em>non lo so</em> e ho avuto la conferma che io odio le incertezze, che posso sopportare che facciano parte della mia vita ma non riesco a tollerare che la mia vita ci sia fondata sopra.<br />
Così adesso sono qui con tutte le cose che ho imparato, delle quali non so che farmene.<br />
Perché io voglio solo una cosa.<br />
Solo una.<br />
E non ho ancora disimparato a sperare.</p>
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		<title>Dei difetti</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 16:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I difetti sono l’aspetto più divertente e stimolante di un essere umano. A differenza dei pregi trascinano una persona fuori dall’invisibilità e dall&#8217;insipidità nelle quali certi pregi le ficcano. Sei buono, altruista, simpatico? Ok. Però se ti scopro affilato e preciso al limite della puntigliosità mi incuriosisco di più. Sei una fortezza medievale, strutturata e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I difetti sono l’aspetto più divertente e stimolante di un essere umano.<br />
A differenza dei pregi trascinano una persona fuori dall’invisibilità e dall&#8217;insipidità nelle quali certi pregi le ficcano. Sei buono, altruista, simpatico? Ok. Però se ti scopro affilato e preciso al limite della puntigliosità mi incuriosisco di più.<br />
Sei una fortezza medievale, strutturata e riservata, praticamente inviolabile?? Ok.<br />
Ma se ti succede d’essere combattuto, confuso ed incapace di resistere senza un abbraccio che ti scaldi e, mentre accade questo, tu sei lì immobile che non sai se desiderare che tutto ciò abbia termine oppure sperare che duri ancora, che l’abbraccio scaldi ogni parte, anche la più nascosta e la più lontana, ecco, subito la mia attenzione si sveglia, vuole capire e poi abbracciarti.<br />
Il difetto, specialmente se spinoso, circoscrive nettamente la propria identità.<br />
Attorno ad un singolo difetto posso avviluppare tutta la mia attenzione, il mio affetto, il mio naturale senso di protezione.<br />
Per questo motivo vorrei che i miei, di difetti, fossero oggetto d’amore assoluto per  qualcuno, molto più che i pochi pregi che possiedo.<br />
Trascendo, talvolta, in una forma di passività intermittente che ogni tanto mi dà l’idea di non avere nessuna responsabilità diretta sulla mia esistenza. Proprio perché lascio che il senso del dovere e di colpa mi ingobbiscano quotidianamente cerco con caparbietà chi mi conceda di fare da passeggero, ogni tanto, consentendomi una temporanea distrazione lungo il viaggio -la chiamano fiducia incondizionata-.<br />
Mi piacciono le persone che sanno ripulirsi dai rancori tuttavia io sono rancorosa.<br />
Non sono impulsiva pur essendo dannatamente emotiva ma adoro chi sa seguire uno slancio, chi rincorre un’intuizione preda del più incosciente entusiasmo ma poi è capace di perseverare; perché l’intuizione è preziosa ma la coerenza è santa.<br />
Non dimentico nulla, come un vecchio elefante, e non ho mai utilizzato un’agenda. Mi sento sovente esiliata nella mia stessa pelle ma so stare sola al limite dell’autismo relazionale.<br />
Invidio e sono attratta da chi riesce ad indovinare il tono giusto e lo sguardo giusto per ogni persona a cui si propone e sa essere naturalmente diplomatico. Io non ne sono capace e anche se scegliessi di ammutolirmi per evitare di sbagliare tono e parole sarei tradita dagli occhi e dalla mimica facciale.<br />
Amo un uomo che mi ricorda quasi giornalmente di amarmi tanto quanto mi teme ed io sorrido perché nella mia vita la parte della paurosa è stata sempre la mia. Provo una confusa gratitudine per il suo buio ed il suo tocco leggero, quasi impercettibile.<br />
Perché ho imparato a stringere forte io, a non delegare il coraggio, a cimentarmi nel sostegno.<br />
In questi giorni schiacciati l’uno sull’altro come acini d’uva, in cui marzo rosicchia luce al sole, io tengo a bada il bisogno tattile ed olfattivo che la distanza mi impone.<br />
E scopro che anche la pazienza mi fa difetto. </p>
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		<title>Del mio posto /2</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 12:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mio posto è su quel molo, per non lasciarti passeggiare e pensare da solo. Il mio posto è lungo quelle vie che non conosco ma che ho visto, lastricate di pietra d&#8217;Istria; in mezzo a quegli odori salmastri che immagino tu respiri. Il mio posto è sulle gradinate a sentire il rimbalzo della palla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio posto è su quel molo, per non lasciarti passeggiare e pensare da solo.<br />
Il mio posto è lungo quelle vie che non conosco ma che ho visto, lastricate di pietra d&#8217;Istria; in mezzo a quegli odori salmastri che immagino tu respiri.<br />
Il mio posto è sulle gradinate a sentire il rimbalzo della palla arancione tra le tue mani.<br />
Il mio posto  è qui, pur essendo altrove, sempre e costantemente.<br />
Se provo a guardarmi allo specchio con occhio estraneo so cosa penserei se mi incontrassi per strada o mi ritrovassi schiacciata contro di me su un autobus: Signora, si calmi, rilassi i muscoli del collo e della schiena; è impettita come un tacchino, non vogliono tutti derubarla del <em>poco</em> che ha, sa??<br />
Dalla bocca dello stomaco proviene un flebile gorgoglìo.<br />
Voglio andar via. Voglio cambiare vita, abitudini, taglio di capelli, farmaci, orizzonte.<br />
Smarrirmi dove avrei reale motivo per sentirmi smarrita senza la paura di avvertire lo smarrimento.<br />
Il mio posto è dove non mi sento alla deriva, accanto ad un odore familiare speziato da grani di coriandolo e di cardamomo.<br />
Il mio posto è lontano dalle delusioni, dai nomi e dalle date, dalle case che non erano case, dalle spalle che mi sono state voltate e da quelle da cui sono stata scrollata via.<br />
Il mio posto è attaccata a questo ciondolo a forma di chiave che porto al collo e che dovrebbe portarmi fortuna mentre io aspetto  mi porti in un luogo dove il piacere della vita <em>insieme</em> smetta di fare paura.<br />
Ho davvero poco, lo so. Ma questo poco è tutto quello che ho e non voglio tenerlo solo per me.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Del mio posto</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 09:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho bisogno di futuro, un disperato bisogno di futuro. Così attenta ai bisogni altrui mi scopro bisognosa di ogni cosa, improvvisamente, la bocca spalancata, come un uccellino. Momenti di vulnerabilità assoluta, in cui provo compassione per me stessa. E poi rabbia. E, ancora, tenerezza. Perfino amore. Provo tutto quello che vorrei qualcuno provasse per me, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho bisogno di futuro, un disperato bisogno di futuro.<br />
Così attenta ai bisogni altrui mi scopro bisognosa di ogni cosa, improvvisamente, la bocca spalancata, come un uccellino.<br />
Momenti di vulnerabilità assoluta, in cui provo compassione per me stessa. E poi rabbia. E, ancora, tenerezza. Perfino amore.<br />
Provo tutto quello che vorrei qualcuno provasse per me, timore incluso. Il sano timore che appartiene a chi desidera e si muove lungo le direttrici del suo desiderio.<br />
Se non ci si muove, desiderando, se non si fissa un obiettivo e poi un altro ed un altro ancora, cosa si vive a fare?<br />
Ho bisogno di futuro perchè per anni sono stata immobile ad aspettarlo e ho visto la vita degli altri da dietro un vetro; l&#8217;ho vista proseguire, l&#8217;ho vista assestarsi nella normalità, talvolta nella mediocrità,  l&#8217;ho vista schiantarsi contro un treno e poi più nulla.<br />
Adesso sono alle prese con la mia, di vita, che mi ha sbucciato come un frutto, lasciandomi senza pelle. Carne viva esposta alle probabilità e agli imprevisti.<br />
Qual è il mio posto, adesso? Quello che credo essere giusto, quello che voglio, quello che mi viene chiesto di occupare?<br />
Ad un tratto, quella sensazione che dura non più di un decimo di secondo: l&#8217;odore del rimpianto. E subito mi ribello. No. No.</p>
<p></p>
<p><center><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/BnNzuvitn4c" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center>
</p>
<p>Ti ho guardato e per il momento<br />
non esistono <strong>due</strong> occhi come i tuoi<br />
così neri così soli<br />
che se mi guardi ancora e non li muovi<br />
diventan belli anche i miei </p>
<p>e si capisce da come ridi<br />
che fai finta che non capisci, non vuoi guai<br />
ma ti giuro che per quella bocca<br />
che se ti guardo diventa rossa, morirei </p>
<p>Ma chissà se lo sai<br />
ma chissà se lo sai<br />
forse tu non lo sai<br />
no, tu non lo sai </p>
<p>Così parliamo delle <strong>distanze</strong><br />
e del cielo e di dove andrà a dormire la luna<br />
quando esce il sole<br />
chissà com&#8217;era la terra prima che ci fosse l&#8217;amore<br />
sotto quale stella tra 1000 anni<br />
se ci sarà una stella<br />
ci si potrà <strong>abbracciare</strong></p>
<p>Poi la notte col suo silenzio regolare<br />
quel silenzio che a volte sembra la morte<br />
mi dà il coraggio di parlare<br />
e di dirti tranquillamente<br />
di dirtelo finalmente che <strong>ti amo</strong><br />
e che di amarti non smetterò mai<br />
così adesso lo sai, così adesso lo sai&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Delle ri-cadute</title>
		<link>http://nessunacertezza.it/2012/02/delle-ri-cadute/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se pensavate di non leggere più di paturnie e fisime mentali vi sbagliavate. Sono fagocitata dal pensiero che, alla fine, pur avendo sempre tentato, ho sempre fallito, e non è scritto in nessun dove che questa non sia l&#8217;ennesima volta in cui ciò accada. Esiste un modo per fallire meglio e renda accettabile il fallimento? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se pensavate di non leggere più di paturnie e fisime mentali vi sbagliavate.<br />
Sono fagocitata dal pensiero che, alla fine, pur avendo sempre tentato, ho sempre fallito, e non è scritto in nessun dove che questa non sia l&#8217;ennesima volta in cui ciò accada.<br />
Esiste un modo per fallire meglio e renda accettabile il fallimento? O, in alternativa, una formula che trasformi tanti panciuti zeri in un bellissimo e snello uno?<br />
Chi ha la prova che volere sia potere si faccia avanti; perchè io sto terribilmente volendo e ho la sensazione di non arrivare dove desideravo. Dentro.<br />
Inadeguata. Inadatta. Non riuscire a fare la differenza e sentirsi in colpa per non riuscirci.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Delle riabilitazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi manchi nei tanti modi in cui può soffiare il vento. Teso come una lama, pungente come la Bora quando s&#8217;incunea cattiva ed io penso ad ogni singolo chilometro percorso per starti accanto e alle parole che non bastano per colmare quei chilometri, certi giorni. Carezzevole e garbato quando ricordo il mio sguardo ancorato al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi manchi nei tanti modi in cui può soffiare il vento.<br />
Teso come una lama, pungente come la Bora quando s&#8217;incunea cattiva ed io penso ad ogni singolo chilometro percorso per starti accanto e alle parole che non bastano per colmare quei chilometri, certi giorni.<br />
Carezzevole e garbato quando ricordo il mio sguardo ancorato al tuo, per minuti, come ad imprimere ogni tratto del nostro viso nella memoria e riportarlo a galla, negli occhi, quando manchi, quando manco.<br />
Senza gli ostacoli che incontra il vento sarebbe inascoltabile, intangibile, inesistente.<br />
Senza tutti questi ostacoli la vita non ci entrerebbe dentro, facendo anche male ma rendendoci consapevoli della differenza tra esistere e vivere.<br />
Mi è stato detto che non so gestire i sentimenti, che sembro una donnetta patetica, talvolta, quando mi basta poco per traballare e lasciarmi pungolare dall&#8217;insicurezza.<br />
È vero.<br />
Sono in riabilitazione sentimentale. Sto ricominciando a muovermi su un terreno quasi dimenticato, volonterosa. Un passo, una pausa, un passo, come se ogni volta mi fermassi per organizzare il pensiero, <em>ascoltarmi</em> e ricordare a me stessa verso quale direzione sto andando. Fare un altro passo e poi un’altra pausa, a cercare un punto esatto alla fine del percorso, ad est, imprescindibile richiamo, tu.<br />
Sono coraggiosa nel mio entusiasmo perché non ero entusiasta da tempo immemore.<br />
Il coraggio attinge ai sogni che restano nonostante quelli che si sono infranti sul selciato del nostro percorso. Io ho camminato su pezzi di vetro per troppo tempo, chi mi conosce lo sa.<br />
Protettivi, faticano a spiegarsi lo slancio di cui ora sono capace, l’apertura che ho concesso, la mia proiezione nel futuro. Eppure.<br />
Sono pronta e propositiva e, nello stesso tempo, impaurita e preda dell’impazienza.<br />
Ma ho coraggio.<br />
Quindi, scelgo di fare un altro passo.</p>
<p>&#8220;<em>Quando tu non mi guardi,<br />
</em><em>cerco la mia immagine<br />
</em><em>sul muro. E vedo solo<br />
</em><em>un chiodo, senza il quadro</em>&#8221;</p>
<p>[Wislawa Szymborska r.i.p]</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Delle conferme</title>
		<link>http://nessunacertezza.it/2012/01/delle-conferme/</link>
		<comments>http://nessunacertezza.it/2012/01/delle-conferme/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[…E poi ci sono giorni come questo in cui allunghi una mano e non trovi niente da stringere, niente che ti stringa. Giorni in cui avresti bisogno di una dimostrazione nitida e invece senti freddo, seduta nel mezzo della tua stanza bianca, su una sedia bianca, la tua pelle bianca, schiena dritta. Perché, alla fine, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>…E poi ci sono giorni come questo in cui allunghi una mano e non trovi niente da stringere, niente che ti stringa.<br />
Giorni in cui avresti bisogno di una dimostrazione nitida e invece senti freddo, seduta nel mezzo della tua stanza bianca, su una sedia bianca, la tua pelle bianca, schiena dritta.<br />
Perché, alla fine, tu ti senti sempre quella bambina che aspetta e respira piano.<br />
Il cui pensiero ricorre a <em>te</em> con la frequenza attiva di un muscolo involontario.<br />
Dicono che se non ti prendi cura di quello che hai non meriti di averlo.<br />
Non so se sia questione di meritare o meno. Di certo, ciò di cui non ci si prende cura è destinato a perdersi, pur restando immobile su di una sedia bianca.<br />
Quindi, ti prego, vieni qui e prendimi la mano.</p>
<p><em><strong>&#8220;</strong>Di me,</em><br />
<em>di te, tutto conosco, tutto</em><br />
<em>ignoro.<strong>&#8220;</strong></em></p>
<p>[E.M.]</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dei limiti delle parole</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caroline Kiig</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono lucida, sono organizzata, sono pragmatica e comprensiva. Ascolto, rifletto, comunico e resto in attesa di un riscontro, ricettiva. Sono premurosa, empatica, paziente, perseverante. Però. Però ho bisogno di gesti e conferme come accade con i bambini o i cani. Patisco il senso di abbandono anche quando l&#8217;abbandono non c&#8217;è. Nella distanza cerco la presenza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono lucida, sono organizzata, sono pragmatica e comprensiva.<a href="http://google.it"><br />
</a> Ascolto, rifletto, comunico e resto in attesa di un riscontro, ricettiva.<br />
Sono premurosa, empatica, paziente, perseverante.<br />
Però.<br />
Però ho bisogno di gesti e conferme come accade con i bambini o i cani.<br />
Patisco il senso di abbandono anche quando l&#8217;abbandono non c&#8217;è.<br />
Nella distanza cerco la presenza, per sopportarla.<br />
Reclamo comportamenti significativi anche quando il significato è marginale perchè l&#8217;essenziale è stato già assunto.<br />
Me ne frego dell&#8217;inutile ma pretendo il superfluo perchè la carestia degli ultimi anni mi ha reso affamata di ogni cosa.<br />
Non sono monolitica se non nell&#8217;indifferenza che elargisco ai più.<br />
Il mio difetto più sottile e pericoloso è l&#8217;attenzione che presto ad ogni segnale, tono e sguardo. Pericoloso perchè mi porta a valutare l&#8217;inimmaginabile, a perdermi nell&#8217;infinità dei significati, a calibrare i riscontri, galleggiando in una melmosa e insopportabile precarietà.<br />
Il limite delle parole sta nel non saper dimostrare ma solo spiegare.<br />
E io, adesso, voglio solo calore e Amore.<br />
Basta teoria.<br />
Voglio la pratica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Quando saremo due saremo veglia e sonno</em><br />
<em>affonderemo nella stessa polpa</em><br />
<em>come il dente di latte e il suo secondo,</em><br />
<em>saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,</em><br />
<em>come i cieli, del giorno e della notte,</em><br />
<em>due come sono i piedi, gli occhi, i reni,</em><br />
<em>come i tempi del battito</em><br />
<em>i colpi del respiro.</em><br />
<em>Quando saremo due non avremo metà</em><br />
<em>saremo un due che non si può dividere con niente.</em><br />
<em>Quando saremo due, nessuno sarà uno,</em><br />
<em>uno sarà l&#8217;uguale di nessuno</em><br />
<em>e l&#8217;unità consisterà nel due.</em></p>
<p>[Erri De Luca]</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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